{"id":4545,"date":"2019-11-26T06:00:04","date_gmt":"2019-11-26T05:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cantinanegrar.com\/amarone-levoluzione-stilistica-attraverso-il-cambiamento-climatico-2"},"modified":"2024-01-11T11:43:07","modified_gmt":"2024-01-11T10:43:07","slug":"amarone-levoluzione-stilistica-attraverso-il-cambiamento-climatico-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cantinanegrar.com\/it\/amarone-levoluzione-stilistica-attraverso-il-cambiamento-climatico-2","title":{"rendered":"Amarone, l&#8217;evoluzione stilistica attraverso il cambiamento climatico"},"content":{"rendered":"<p>Ricordate dove eravate nel 1987? Forse s\u00ec, forse no. Ma in quell&#8217;anno successe una cosa destinata a cambiare la nostra vita: la temperatura media europea aument\u00f2 di 1 \u00b0C (il cosidetto &#8221; abrupt climate change&#8221;), dando inizio a conseguenze sul clima e ad eventi meteo estremi. In <strong>Valpolicella,<\/strong> nonostante l&#8217;<strong>effetto mitigante del lago di Garda<\/strong>, che dona ai territori limitrofi temperature di giorno pi\u00f9 basse e di notte pi\u00f9 alte, il <strong>cambio climatico<\/strong> \u00e8 avvenuto portando <strong>inverni pi\u00f9 caldi<\/strong>, <strong>giornate di pioggia intensa<\/strong> (70 mm) <strong>pressoch\u00e9 raddoppiate<\/strong> (da 12 tra 1962-1978 a 21 tra 1996-2014),<strong> vendemmie sempre pi\u00f9 anticipate<\/strong>. Al momento, per\u00f2, il cambiamento climatico <strong>non \u00e8 stato cos\u00ec catastrofico per l&#8217;Amarone, anzi,<\/strong> visto che dal 1997 al 2014 ne \u00e8 <strong>aumentata la vendita del 36 per cento<\/strong>. Secondo<strong> Daniele Accordini<\/strong>, enologo di Cantina Valpolicella Negrar: &#8220;<em>Da vino prettamente elegante dall\u2019esile struttura, frutto di <strong>maturazioni lente, talvolta stentate<\/strong>, \u00e8 divenuto un vino di<strong> maggior spessore e vigoria estrattiva<\/strong>, con un quadro fenolico caratterizzato da <strong>tannini pi\u00f9 maturi<\/strong>&#8220;. Per cui, &#8220;la Valpolicella e i <strong>suoi principali vitigni autoctoni &#8211;<\/strong> Corvina, Corvinone e Rondinella &#8211; sono riusciti ad <strong>adattarsi molto bene al nuovo clima<\/strong>, trasformando i <strong>vini Amarone da stili locali a espressioni territoriali di carattere internazionale<\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>La prova del bicchiere<\/strong>. A testimoniarlo, la <strong>verticale di annate storiche &#8211; 2000, 2003, 2005, 2008 e 2013 &#8211; di Amarone della Valpolicella Vigneti di Jago Dom\u00ecni Veneti<\/strong>, un cru prodotto su terrazzamenti a secco nelle colline della valle di Negrar, vigneto coltivato a pergola veronese su suoli poveri, marnosi, ricchi di scheletro e intercalati da sottili strati di argilla, facili allo sgrondo. Prima informazione fornita ai partecipanti alla <strong>degustazione, la pi\u00f9 partecipata tra quelle in programma all&#8217;evento enologico organizzato lo scorso 18 novembre<\/strong> dalla cantina per confrontarsi con esponenti internazionali del mondo del vino su appassimento e futuro della cooperazione, l&#8217;<strong>aumento in crescendo del grado Babo<\/strong>, passato <strong>da oltre 24\u00b0 dell&#8217;annata 2000 agli oltre 26\u00b0 dell&#8217;annata 2013<\/strong>. Alla beva, quest&#8217;ultima \u00e8 risultata essere <strong>la pi\u00f9 strutturata<\/strong>, l&#8217;<strong>annata 2008 severa ed elegante<\/strong>, il <strong>millesimo 2005 di grande equilibrio gustativo-olfattivo<\/strong>, l&#8217;<strong>annata 2003 morbida e calda<\/strong>, mentre l&#8217;<strong>annata 2000 \u00e8 risultata essere la pi\u00f9 emozionante, straordinariamente giovane e vitale<\/strong>. &#8220;<em>Oggi questo stile di <strong>maggiore longevit\u00e0, di pi\u00f9 marcata personalit\u00e0, riconoscibilit\u00e0 e unicit\u00e0<\/strong> guarda a nuovi e importanti orizzonti. Sono questi gli elementi che il consumatore desidera scoprire nell\u2019Amarone, autentica espressione di una peculiarit\u00e0 territoriale, frutto di tradizioni millenarie, esperienza, conoscenza e competenza. Soprattutto un vino che alla degustazione sappia donare emozioni forti, uniche, riconoscibili e irripetibili<\/em>&#8220;, ha affermato Accordini.<\/p>\n<p><strong>Amarone, morbidezza non vuol dire dolcezza<\/strong>. L&#8217;<strong>unicit\u00e0 dell&#8217;Amarone, in quanto vino secco da uve appassite<\/strong>, secondo il danese<strong> Thomas Ilkjaer<\/strong>, esperto di vino ed autore della pi\u00f9 importante guida ai vini italiani nei paesi del Nord Europa &#8220;<em>dovrebbe essere <strong>comunicata meglio<\/strong> da produttori, importatori e media in un mercato globale in cui si affacciano sempre pi\u00f9 Paesi vinicoli<\/em>&#8220;. Favorevole all&#8217;attuale presenza di <strong>tanti stili diversi di vino Amarone<\/strong>, per cui &#8220;<em>i consumatori<strong> possono trovare oggi pi\u00f9 facilmente quello pi\u00f9 vicino al proprio gusto<\/strong><\/em>&#8220;, Ilkjaer ha avvisato <strong>del &#8220;pericolo&#8221; che l&#8217;Amarone venga percepito come vino liquoroso o vino dolce<\/strong>, cosa che non \u00e8. A questo riguardo, Accordini ha ricordato come <strong>non si debbano confondere gli zuccheri residui con la morbidezza conferita dalla glicerina e dall&#8217;acido gluconico durante l&#8217;appassimento<\/strong>, che \u00e8 &#8220;<em>una sorta di <strong>lenta surmaturazione<\/strong>, in cui avvengono <strong>reazioni fisiche e chimiche che danno maggiore alcolicit\u00e0 e corposit\u00e0<\/strong>, quindi capacit\u00e0 al vino di conservarsi nel tempo. Un grande ruolo nel caratterizzare gli <strong>aromi dell&#8217;Amarone ha anche la muffa nobile,<\/strong> che agisce in modo perfetto in uve come la<strong> Corvina e il Corvinone che hanno bacca grossa<\/strong><\/em>&#8220;. Una <strong>tecnica, quella dell&#8217;appassimento di Recioto e Amarone<\/strong> che \u00e8 &#8220;<em>la pi\u00f9 copiata d&#8217;Italia, ma solo a Verona \u00e8 una tecnica a servizio del vino e non un esercizio di stile<\/em>&#8220;, ha affermato <strong>Alessandro Brizi<\/strong>, caporedattore de L&#8217;Assaggiatore (Onav), che ha raccontato ai partecipanti i vini serviti nelle diverse masterclass.<\/p>\n<p><strong>Vini dolci, rilancio di l\u00e0 da venire<\/strong>. Dall&#8217;appassimento <strong>in fruttaio<\/strong> praticato in Valpolicella, nell&#8217;open day si \u00e8 passati a parlare dell&#8217;appassimento <strong>in vigna<\/strong> praticato da <strong>Cristina Geminiani<\/strong> di <strong>Fattoria Zerbina<\/strong> (Ravenna). La produttrice, agronoma ed enologa, fin dalla sua entrata nell&#8217;azienda di famiglia, nel 1987, si \u00e8 messa alla prova con <strong>l&#8217;Albana<\/strong>, vitigno conosciuto pi\u00f9 per la sua generosit\u00e0 che per la sua finezza, decidendo di <strong>puntare sulla muffa nobile in pianta e sulla vendemmia scalare in stile Sauternes.<\/strong> Una scommessa vinta la sua, visto che lo <strong>Scaccomato Romagna Albana passito Docg<\/strong> \u00e8 il vino di punta che l&#8217;ha fatta conoscere, anche se la produzione \u00e8 di nicchia &#8211;<strong> 5 mila bottiglie<\/strong> su un totale di 180 mila bottiglie prodotte -, sia per la tecnica impiegata <em>&#8220;per gestire uve botritizzate in vigna bisogna essere molto veloci nella raccolta e si \u00e8 costretti ad una spietata selezione<\/em>&#8220;, sia per il <strong>gusto dei consumatori, pi\u00f9 orientato alla versione secca di Albana<\/strong>, <strong>quadruplicata nelle vendite<\/strong> (da 5 mila bottiglie a 20 mila). Un&#8217;altra tipologia di<strong> appassimento, su stuoie per 10\/15 giorni<\/strong>, \u00e8 quella effettuata nella <strong>denominazione andalusa di Jerez<\/strong> per la produzione di <strong>Pedro Xim\u00e9nez<\/strong>, vino dolce naturale che trova maggior successo di beva e di vendita quando \u00e8 aggiunto ad alcune versioni dei vini fortificati, come il <strong><em>Cream,<\/em><\/strong> la tipologia pi\u00f9 importante commercialmente per l&#8217;area vinicola spagnola. <em>&#8220;I vini di Jerez sono complessi e a volte di non facile approccio, ma <strong>la tradizione rimane la nostra parola chiave<\/strong>, il nostro<strong> punto di debolezza sono le troppe tipologie esistenti<\/strong>, che creano confusione nei consumatori<\/em>&#8220;, ha dichiarato<strong> Carmen Aumesquet,<\/strong> direttrice promozione del <strong>Consorzio vini di Jerez, Manzanilla e Brandy de Jerez<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Sulla tavola degli italiani, 6 bottiglie su 10 provengono da cantine cooperative&#8221;<\/strong>. A dirlo,<strong> Alessandro Brizi<\/strong>, che ha affermato come &#8220;<em>il <strong>valore della cooperazione<\/strong> non sia tanto nel produrre merci ma n<strong>el preservare anche quel mezzo ettaro di vigneto che altrimenti sarebbe abbandonato<\/strong><\/em>&#8220;. Una delle differenze emerse nel confronto con <strong>Les Vignerons de Tutiac di Bordeaux<\/strong>, una delle pi\u00f9 grandi cooperative francesi, frutto anche di fusioni, fondata nel 1974, 700 soci per circa 6 mila ettari di vigneto, 40 milioni di bottiglie prodotte, 8 centri di viinificazione e 2 di imbottigliamento, un giro d\u2019affari di 100 milioni euro, <strong>sta proprio negli ettari di vigna posseduti dai conferitori: per Tutiac, circa 20 ha contro i 2,5\/3 ha dei soci della cantina cooperativa negrarese<\/strong>. Ad <strong>unire le due realt\u00e0 cooperative vinicole<\/strong>, l&#8217;attenzione per il lavoro in vigna, la valorizzazione dei vini in cantina, la ricerca, l\u2019innovazione, la sostenibilit\u00e0 economica, sociale e ambientale. <strong>Renzo Bighignoli<\/strong>, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, ha applaudito alla <strong>bont\u00e0 del confronto di esperienze<\/strong>, &#8220;<em>ci \u00e8 stato utile nel capire <strong>l&#8217;importanza di esaltare le singole specificit\u00e0 territoriali,<\/strong> ricercando nella tradizione e nell\u2019originalit\u00e0 delle proprie produzioni quel tocco di personalit\u00e0 inconfondibile che permette di vincere la <strong>sfida dell\u2019omologazione<\/strong><\/em>&#8220;. E se la<strong> cooperativa bordolese punta sul ros\u00e9<\/strong> in un momento di cisi dei vini rossi della denominazione ed apre il <strong>primo wine bar nel centro di Bordeaux<\/strong>, la <strong>cantina cooperativa negrarese scommette sempre pi\u00f9 su se stessa<\/strong>: &#8220;<strong>Esportiamo in 39 Paesi<\/strong>, non abbiamo <strong>nessuna paura a competere sulla qualit\u00e0 con i pi\u00f9 importanti brand privati<\/strong>, il cui lavoro di promozione e valorizzazione della denominazione \u00e8 innegabile, ma <strong>il futuro del vino \u00e8 sempre pi\u00f9 nella cooperazione e in aziende agricole di qualit\u00e0 che gestiscono direttamente il vigneto<\/strong>: <strong>filiera corta e un buon rapporto qualit\u00e0\/prezzo \u00e8 ci\u00f2 che cerca il consumatore<\/strong>&#8220;, ha concluso Daniele Accordini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordate dove eravate nel 1987? Forse s\u00ec, forse no. 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