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3 Marzo 2022

Il Parlamento europeo respinge le avvertenze sanitarie sulle etichette dei vini, ma resta l’allarme per la revisione della politica di promozione e un possibile aumento della tassazione

Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo ha appoggiato gli emendamenti presentati, tra gli altri, dagli eurodeputati italiani Paolo de Castro, Herbert Dorfmann e Pina Picierno, a una serie di raccomandazioni avanzate dalla commissione speciale per la lotta contro il cancro (BECA), che includeva una proposta di avvertenze sanitarie sulle etichette di vini e bevande.

Il rapporto del BECA, “Rafforzare l’Europa nella lotta contro il cancro”, includeva diverse misure volte a ridurre il consumo dannoso di alcol di almeno il 10% entro il 2025 e definiva qualsiasi forma di consumo di alcol come fattore di rischio per una serie di tumori e malattie croniche, insieme a tabacco, cattiva alimentazione, sovrappeso, inattività motoria e fisica, inquinamento ambientale. L’affermazione si basava su uno studio del 2016 pubblicato su Cancer Epidemiol, che affermava che, in tutta Europa, si stima che il 10% di tutti i casi di cancro negli uomini e il 3% nelle donne siano attribuibili al consumo di alcol.

Con il voto avvenuto il 16 febbraio scorso, i deputati hanno approvato un emendamento al rapporto che ha sostenuto la distinzione chiave tra consumo e abuso di alcol “dannoso”. I deputati hanno anche votato contro l’imposizione di etichette di avvertenza sanitaria simili a quelle attualmente mostrate sulle sigarette, a favore di messaggi che incentivano un consumo moderato e responsabile. In linea con i risultati del documento Lancet del 2018, che mostrano che “il livello più sicuro di consumo di alcol non è nessuno“, la formulazione del rapporto BECA è stata modificata in “il livello più sicuro di consumo di alcol è nessuno quando si tratta di prevenzione del cancro“. Inoltre, le restrizioni alla sponsorizzazione di eventi sportivi da parte dei grandi produttori di bevande alcoliche sono state limitate agli eventi a cui partecipano giovani.

“Quando è stata avanzata al Parlamento europeo la proposta di imporre un’etichetta al vino simile a quella presente nei pacchetti di sigarette, ci eravamo preoccupati, perché si correva il rischio di demonizzare un prodotto, mentre la catena del valore della filiera vitivinicola porta un contributo sociale, culturale, agricolo, ambientale ed economico prezioso a regioni e Paesi”, afferma Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar. “Quindi – continua il presidente – non possiamo essere che felici dell’esito post emendamenti, una decisione, peraltro, che suffraga la scelta della cantina che, da tempo, ha aderito al programma europeo Wine in Moderation, volto a promuovere una cultura sostenibile del vino, incoraggiando un consumo moderato attraverso degustazioni guidate da professionisti, al momento via web, ma appena la pandemia lo consentirà, in presenza”. “E’ una buona notizia per le nostre eccellenze vinicole perché viene riconosciuta l’importanza di una corretta cultura alimentare, che distingue fra un uso moderato e l’abuso del vino. Quest’ultimo è forse l’aspetto più triste della vicenda, perché denuncia una distanza esistente tra due culture, che vivono così vicino ma che appaiono molto lontane nei confronti del patrimonio di conoscenza enologica, millenaria nei popoli Mediterranei, mentre, ad esempio, in Norvegia, Svezia e Finlandia, è lo Stato, attraverso il Monopolio, a guidare il consumo del vino attraverso politiche di moderazione e orientamento del consumatore. Rimangono, però, nel testo della Commissione alcuni punti di allarme per il settore, come un possibile aumento della tassazione e la revisione della politica di promozione, quest’ultima fondamentale se non strategica per far conoscere i vini italiani all’estero. Non possiamo, quindi, dormire sonni tranquilli”, aggiunge Daniele Accordini, dg ed enologo di Cantina Valpolicella Negrar.

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